La presenza di un piano di rientro concordato tra banca e cliente preclude la contestazione della nullità delle clausole negoziali?

Autore: Silvia Italia

24 Marzo 2022

La Corte di Cassazione si è pronunciata, in tema di conto corrente bancario, sulla possibilità di contestare la nullità del negozio in presenza di un piano di rientro concordato tra banca e cliente, avente natura meramente ricognitiva del debito.

 

Il caso esaminato dalla Suprema Corte trae origine dall’azione giudiziaria promossa da una società e dai suoi garanti nei confronti dell’istituto bancario presso il quale la società intratteneva un rapporto di conto corrente assistito da fideiussione.  Gli attori domandavano la condanna dell’istituto di credito alla restituzione di somme indebitamente corrisposte e la rideterminazione dei rapporti di dare e avere tra le parti. L’istituto convenuto domandava il rigetto delle domande attoree e, in via riconvenzionale, la condanna degli attori al pagamento del saldo passivo del conto.

 

Il Giudice di prime cure rigettava le domande attoree basando il proprio convincimento sulla circostanza che i vocanti non avevano prodotto il contratto posto a base della pretesa azionata. La mancata produzione del contratto non precludeva, tuttavia, alla banca convenuta di vedere accolta la propria domanda riconvenzionale, stante l’avvenuta produzione in giudizio di un piano di rientro avente valore di ricognizione di debito, col quale gli attori avevano riconosciuto l’esistenza di una passività.

 

Il gravame proposto dalla società correntista e dai fideiussori veniva respinto dalla Corte di Appello la quale ha ritenuto che la banca fosse dispensata dall’onere di provare il rapporto fondamentale, spettando alla controparte di dare dimostrazione dell’insussistenza del credito.

 

La Suprema Corte, investita della questione, ha chiarito che la giurisprudenza della Cassazione, in tema di contratto di conto corrente bancario, ritiene il piano di rientro concordato tra la banca ed il cliente, ove abbia natura meramente ricognitiva del debito, non ne determina l’estinzione, nè lo sostituisce con nuove obbligazioni, sicché resta valida ed efficace la successiva contestazione della nullità delle clausole negoziali preesistenti.

La ricognizione di debito non può poi supplire alla mancata documentazione della pattuizione, soggetta alla forma scritta ad substantiam, da cui tragga origine il rapporto fondamentale.

I giudici della Cassazione hanno quindi cassato la sentenza con rinvio alla Corte di Appello che dovrà fare applicazione del seguente principio di diritto “ll piano di rientro concordato tra la banca ed il cliente, avente natura meramente ricognitiva del debito, non preclude la contestazione della nullità delle clausole negoziali preesistenti e non esonera pertanto la banca, attrice in giudizio per il pagamento del saldo, dal documentare le condizioni convenute nel contratto di conto corrente, che è soggetto alla forma scritta ad substantiam a norma dell’art. 117 t.u.b.”

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