Il Tribunale europeo conferma la decisione della Commissione e l’abuso di posizione dominante perpetrato da Google in danno dei produttori di dispositivi mobili Android e degli operatori di reti mobili

26 Settembre 2022

Con la recente sentenza resa dal Tribunale europeo nella causa T-604/18 con cui l’autorità giudicante, in larga parte, conferma la decisione della Commissione secondo la quale Google, violando l’art. 102 TFUE, ha imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi mobili Android e agli operatori di reti mobili, al fine di consolidare la posizione dominante del suo motore di ricerca.

Risale al 18 luglio 2018 il provvedimento con cui la Commissione europea sanzionava Google per aver abusato della sua posizione dominante, avendo imposto restrizioni contrattuali anticoncorrenziali ai produttori di dispositivi mobili e agli operatori di reti mobili.

Secondo la Commissione le restrizioni illegittime attenevano gli “accordi di distribuzione”, quelli di “antiframmentazione” nonché quelli di “ripartizione del fatturato” e, tutte, avevano lo scopo di “proteggere e rafforzare la posizione dominante di Google in materia di servizi di ricerca generica e, pertanto, gli introiti ottenuti da quest’impresa mediante gli annunci pubblicitari collegati a queste ricerche”.

La sanzione comminata dalla Commissione, ammontante a circa EUR 4,343 miliardi, rappresenta la più importante mai inflitta in Europa da un’autorità di vigilanza sulla concorrenza.

Il ricorso presentato da Google avverso la detta decisione è stato essenzialmente respinto da Tribunale europeo.

Questi, invero, pur accogliendo il motivo spiegato da Google in relazione alla valutazione errata del carattere abusivo delle condizioni di preinstallazione uniche incluse negli accordi di ripartizione del fatturato per portafoglio, ritenendolo meritevole sotto un profilo sia di merito che procedurale, determina in ogni caso l’importo dell’ammenda in EUR 4,125 miliardi.

Il Tribunale, in particolare, precisa che benché la decisione oggetto d’impugnazione debba essere “parzialmente annullata, nella parte in cui essa considera di per sé abusivi gli accordi di ripartizione dei redditi per portafoglio, quest’annullamento parziale non incide per ciò solo sulla validità globale dell’accertamento dell’infrazione compiuto … in considerazione degli effetti di eliminazione risultanti dalle altre pratiche abusive attuate da Google nel corso dell’infrazione”.

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