Il decreto-legge n. 179 del 18 ottobre 2012, c.d. Decreto Crescita 2.0, convertito in legge n. 221/2012, ha introdotto una serie di deroghe al diritto societario in favore delle startup innovative

Autore: Valentina Castelli

25 Ottobre 2021

Detta normativa, con il decreto-legge n. 3 del 25 gennaio 2015, c.d. Decreto Crescita 3.0, è stata successivamente estesa anche alle PMI innovative.
L’art. 27 del d.l. 179/2012, in particolare, fa venir meno il divieto assoluto, stabilito dall’art. 2474 c.c. per le società a responsabilità limitata, di compiere operazioni sulle proprie partecipazioni.
La società innovativa, invero, ha la possibilità di remunerare la prestazione lavorativa eseguita da un collaboratore – che sia un consulente, un professionista o un prestatore d’opera e di servizi – mediante l’assegnazione di partecipazioni sociali, anziché attraverso somme di denaro.
Trattasi del c.d. work for equity, il quale comporta importanti benefici anche ai fini fiscali.
Per l’utilizzo di tale forma di remunerazione la società può:
–          cedere le proprie quote, avendole in precedenza acquistate dal socio titolare delle medesime e previa delibera assembleare;
–          aumentare il capitale sociale a titolo gratuito, con assegnazione di quote nuova emissione ai prestatori d’opera;
–          aumentare il capitale sociale a titolo oneroso, con assegnazione di quote nuova emissione ai prestatori d’opera.
Lo statuto, inoltre, deve contenere apposita clausola che consenta alla società di ricorrere al work for equity. I termini e le condizioni di utilizzo, del resto, devono risultare da uno specifico regolamento.
Da un’interpretazione sistematica si deve ritenere, inoltre, che i beneficiari possono essere solamente persone fisiche in considerazione del riferimento al prestatore d’opera che richiama senza il contratto d’opera di cui all’art. 2222 c.c. nonché alle norme relative alle imposte sul reddito delle persone fisiche.
Sebbene il predetto meccanismo risulti alquanto vantaggioso, soprattutto nella fase iniziale di sviluppo, presenta attualmente una scarsa applicazione pratica.
Ciò, senza dubbio, a causa delle numerose lacune legislative sul tema.
È auspicabile, dunque, un adeguamento della normativa, al fine di incentivare la diffusione di uno strumento, quale il work for equity, di evidente utilità.

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