I valori limite dell’UE e gli obblighi degli Stati membri di migliorare la qualità dell’aria sarebbero preordinati a proteggere la salute umana e a conferire diritti ai singoli

Autore: Lavinia Florimo

12 Maggio 2022

Il 05 maggio 2022 è stato pubblicato il comunicato stampa della Corte di giustizia dell’Unione europea con il titolo: “Avvocato generale Kokott: gli Stati membri possono essere tenuti responsabili di danni alla salute causati da inquinamento atmosferico eccessivo”.

La Corte di giustizia dell’Unione europea è stata investita dalla Corte amministrativa d’appello di Versailles della questione se “e, in caso affermativo, a quali condizioni, i singoli possono chiedere un risarcimento allo Stato per i danni alla salute causati dal mancato rispetto dei valori limite dell’UE”.

L’avvocato generale Juliane Kokott, con le proprie conclusioni, afferma, significativamente, che “una violazione dei valori limite fissati dal diritto dell’Unione per la protezione della qualità dell’aria può dar luogo a richieste di risarcimento”.

Secondo l’Avvocato generale, invero, le “tre classiche condizioni della responsabilità dello Stato per i danni causati ai singoli da violazioni del diritto dell’Unione imputabili allo Stato”, sarebbero tutte applicabili al caso rimesso alla Corte.

Quanto, in particolare, alla prima delle tre citate condizioni, l’opinione dell’AG Kokott è che questa sia indubbiamente soddisfatta, atteso che l’obiettivo principale delle norme dell’UE che impongono dei valori limite per gli inquinanti nell’aria ambiente è quello di proteggere la salute umana: “gli obblighi di migliorare la qualità dell’aria stabiliti dalle direttive UE hanno lo scopo di conferire diritti ai singoli”.

Ancora, secondo l’Avvocato generale, “il superamento dei valori limite riguarderebbe soprattutto determinate categorie che vivono o lavorano in zone particolarmente inquinate. Si tratterebbe spesso di persone con status socio-economico basso, particolarmente bisognose di tutela giudiziaria”.

Ciò premesso, l’AG Kokott conclude evidenziando come, affinché si possa ritenere lo Stato responsabile e tenuto a risarcire il danno cagionato, resti ferma la necessità di soddisfare le ulteriori due condizioni, ovvero l’accertamento della ”esistenza di una violazione qualificata delle norme relative alla protezione della qualità dell’aria ambiente” e, ancor più difficile, “di un nesso causale diretto tra la violazione qualificata delle norme in materia di qualità dell’aria e i danni concreti alla salute”.

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