Diritto all’oblio versus diritto all’informazione, la pronuncia sul caso Yahoo!

Autore: Alice Rocco

03 Marzo 2022

A febbraio 2017, l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha emesso un provvedimento nei confronti di Yahoo! Emea Limited (società di diritto irlandese) e Yahoo! Italia S.r.l, volto alla rimozione degli URL e alla cancellazione delle copie cache relative ad una vicenda giudiziaria che aveva coinvolto una persona fisica diversi anni prima, considerata dalla stessa parte ricorrente “non più di interesse pubblico”. Yahoo domandava la revoca del provvedimento al Tribunale di Milano, il quale però rigettava il ricorso.

Sul relativo contenzioso, la Suprema Corte di Cassazione ha  chiarito che: “la cancellazione delle copie cache relative a una informazione accessibile attraverso il motore di ricerca, in quanto incidente sulla capacità, da parte del detto motore di ricerca, di fornire una risposta all’interrogazione posta dall’utente attraverso una o più parole chiave, non consegue alla constatazione della sussistenza delle condizioni per la deindicizzazione del dato a partire dal nome della persona, ma esige una ponderazione del diritto all’oblio dell’interessato col diritto avente ad oggetto la diffusione e l’acquisizione dell’informazione, relativa al fatto nel suo complesso, attraverso parole chiave anche diverse dal nome della persona”.

È stata così evidenziata la necessità di operare un bilanciamento tra il diritto all’oblio e il diritto di cronaca prima di impedire completamente l’accesso alle informazioni relative ad una vicenda giudiziaria di interesse mediatico “di cui internet continua ad avere memoria”. Per questa ragione la deindicizzazione del nome proprio della persona non implica automaticamente la cancellazione delle copie cache riferite all’evento storico che ha coinvolto l’interessato.

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