Da quale vizio risulta affetta la delibera assembleare di società di capitali assunta con la sola partecipazione di soggetti privi della qualità di socio della medesima?

11 Gennaio 2022

La sentenza n. 26199 del 27 settembre 2021, resa dalla prima sezione della Corte di Cassazione, si esprime sull’interessante tema dell’invalidità delle delibere assembleari, con particolare riferimento alla categoria dell’inesistenza.

Con la riforma del diritto societario intervenuta con il D.Lgs. n. 6 del 2003, il tessuto normativo che disciplina le forme di invalidità delle delibere assembleari previste dal codice, ossia l’annullabilità e la nullità, di cui agli articoli 2377 e 2379 c.c., ha compiuto notevoli progressi.

Il Legislatore della riforma ha inteso, infatti, regolare in maniera molto più dettagliata le conseguenze dei principali vizi procedimentali di formazione della delibera, con il dichiarato intento, come si legge nella relazione di accompagnamento alla riforma, di eliminare l’applicazione giurisprudenziale della figura dell’inesistenza.

Il tema affrontato dalla Suprema Corte con la sentenza in commento attiene, dunque, alla questione della persistente configurabilità, o meno, del vizio di inesistenza della delibera assembleare a seguito delle intervenute modifiche normative.

Ripercorrendo diversi orientamenti giurisprudenziali e dottrinari, la Corte ha ritenuto che, sebbene gli art. 2377 e 2379 c.c. risultino decisamente più stringenti nella definizione dei vizi, permangono necessariamente ancora delle fattispecie non riconducibili ad alcuna delle disciplinate forme di invalidità.

Tra queste, in particolare, si deve far rientrare la decisione assunta con la sola partecipazione di un soggetto non avente la qualità di socio, come nel caso affrontato. Tale circostanza risulta così marcatamente distante dal modello legale che non è possibile individuare alcun elemento essenziale tale da poterla ricondurre alla categoria stessa della delibera assembleare. La deliberazione espressa, in tal caso, nemmeno può ragionevolmente considerarsi alla stregua di un atto imputabile alla società.

Per poter configurare l’esistenza di una deliberazione societaria è necessario, invero, che la stessa provenga da un’assemblea della società che sia effettivamente qualificabile come tale.

I Giudici della Prima Sezione Civile ritengono, dunque, che alla categoria dell’inesistenza delle delibere assembleari, benché dichiaratamente espunta dall’ordinamento giuridico, debba continuare a ricondursi il caso di una deliberazione scaturita da un’adunanza di soggetti cui abbiano partecipato solamente non soci. La delibera assunta con la sola partecipazione di soggetti privi della qualità di socio deve, pertanto, considerarsi inesistente.

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