Cessione del marchio patronimico

Autore: Alice Rocco

21 Luglio 2022

La Cassazione Civile con ordinanza n. 20269, Sez. I, 23/06/2022 si è espressa in punto di decadenza del marchio patronimico ceduto.

La Corte interviene in un caso in cui uno stilista aveva ceduto il proprio marchio patronimico alla società di moda che era, quindi, divenuta la nuova titolare del marchio.

In particolare, lo stilista chiedeva dichiararsi la decadenza per decettività sopravvenuta del marchio patronimico, ritenendo il peggioramento qualitativo dei prodotti tale da risultare ingannevole per i consumatori circa la provenienza dei beni direttamente dallo stilista, uscito dalla compagine societaria.

Tuttavia, per la Suprema Corte appare vano sostenere che l’inganno del pubblico sulla paternità creativa dei prodotti di moda in capo a uno stilista, che non faccia più parte di una compagine societaria, possa rientrare nella definizione di inganno giuridicamente rilevante ai fini del diritto dei marchi e, in particolare, della loro decadenza.

In particolare, la Suprema Corte afferma il seguente principio di diritto: “in tema di cessione di marchio patronimico, l’art. 14, comma 2, lett. a), del c.p.i., nel prevedere la generale decadenza del marchio che sia divenuto idoneo a indurre in inganno il pubblico circa la qualità o provenienza dei prodotti, implica non semplicemente che si stabilisca l’eventualità di un peggioramento purchessia dei livelli qualitativi dei prodotti contraddistinti, ma che sia accertata una relazione eziologica col modo e col contesto in cui il marchio viene utilizzato dal nuovo titolare; l’accertamento di tali profili – il modo e il contesto -, e della stessa relazione eziologica, è questione di fatto, e il relativo giudizio, se debitamente motivato, resta sottratto al sindacato di legittimità.

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