Le condizioni economiche stabilite in sede di divorzio tra i coniugi possono essere oggetto di revisione, a motivo del sopravvenuto peggioramento della situazione patrimoniale del soggetto obbligato?

Autore: Irene Maggi

14 Aprile 2022

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 5619 del 21 febbraio 2022, si è espressa sulla richiesta di revisione ovvero di revoca dell’assegno divorzile, avanzata dall’ex coniuge (marito) in conseguenza del paventato peggioramento delle proprie disponibilità economiche e della necessità che, pertanto, lo stesso assegno divorzile fosse riparametrato alla sua attuale condizione patrimoniale.

Il caso deciso dalla Suprema Corte trae origine dalla domanda di revisione in peius ovvero di revoca dell’assegno di divorzio statuito a favore dell’ex moglie, sul presupposto che nel corso degli anni – rispetto alla situazione economica sussistente al tempo della cessazione del matrimonio – il coniuge obbligato (ex marito) avesse subìto una diminuzione della condizione reddituale goduta.

Nei primi due gradi di giudizio, avanti al Tribunale prima e alla Corte d’Appello poi, l’ex marito si vedeva respingere la domanda, poiché i giudici di merito escludevano la sopravvenienza di fatti  idonei a giustificare la modifica delle originarie condizioni di divorzio tra i coniugi, sulla base di una mera valutazione del dato reddituale dichiarato.

La Corte Suprema, nel cassare l’impugnata decisione della Corte d’Appello, ha dapprima precisato che, nell’ambito del giudizio di revisione delle condizioni di divorzio, compito dell’autorità giudiziaria debba essere la verifica della sussistenza di fatti sopravvenuti all’originaria sentenza di divorzio, tali da poter integrare un peggioramento delle disponibilità patrimoniali del soggetto obbligato alla corresponsione e, quindi, costitutivi i “giusti motivi” per la revisione delle condizioni di divorzio.

In particolare, la ricognizione della condizione economica dell’ex coniuge impone al Giudice di compiere un raffronto tra lo stato attuale e quello esistente alla data di pronuncia dello scioglimento del vincolo matrimoniale.

Sicché, essendo propriamente oggetto del giudizio l’accertamento della differenza peggiorativa, il Giudice non dovrà compiere altre valutazioni in ordine alla spettanza (o meno) dell’assegno e alla relativa quantificazione, bensì dovrà limitarsi alla valutazione della sussistenza dei “giusti motivi” che possano legittimare la revisione dell’assetto economico post-divorzile, effettuando una valutazione della sostenibilità dell’assegno sino ad allora determinato rispetto all’attualità delle risorse economiche dell’obbligato.

Operandone, se del caso, la revisione in diminuzione ovvero la revoca.

 

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